Panarabismo e pansovietismo: c’è qualcosa in comune?

 di Alessandro Claudio Giordano

Oggi il Dombass e più in generale l’Ucraina ci ricordano che le crisi internazionali nascono sempre dall’escalation di problemi di carattere locale in un tempo non così tanto lontano, l’Europa guardava all’instabilità politica di queste regioni con un po' di distacco e sorpresa, vuoi per una sorta di sufficienza cui erano permeate le iniziative diplomatici, vuoi per una scomodità nel gestire le crisi in paesi ad influenza russa ed un tempo sovietiva.

A qualche migliaia di chilometri di distanza a Sud dell’Ucraina si apre poi la Turchia e poi il Medioriente che oggi appare lontano nel tempo di una crisi che pare essere sempre più una partita a scacchi. Già il Medioriente ed il panarabismo che concettualmente non è poi così lontano dal pan sovietismo di cui furono vittime molti paesi che condividevano i confini con la vecchia Unione Sovietica un tempo, ed oggi con la Russia. Il Medioriente combatte la crisi politica da decenni e l’intera area è diventata una polveriera pronta ad esplodere vuoi anche perchè alcuni paesi europei hanno sempre alimentato le casse e gli arsenali dei movimenti panarabisti mentre per mezzo stampa, ne denunciavano la quotidianità piuttosto violenta. Un vecchio refrent nato nei salotti buoni europei degli anni venti del secolo scorso. Con la fine delle ostilità nel 1919, il vecchio Impero Ottomano fu suddiviso, abbastanza arbitrariamente da parte di Francia e Gran Bretagna, in diversi stati sotto il controllo mandatario delle potenze Europee uscite vincitrici dalla Grande Guerra. Infatti, i nuovi confini statali tracciati da Mark Sykes e François Georges-Picot non rispettavano affatto i legami socioculturali e commerciali preesistenti. Di conseguenza, molte persone appartenenti allo stesso clan o alla stessa famiglia si ritrovarono separati l’uno dall’altro. Per questi motivi, il primo dopoguerra, nel Levante Arabo in particolare, vide una crescita esponenziale del sentimento nazionalista tra i popoli dei “nuovi stati” di Siria, Palestina, Iraq e Libano, i quali si opponevano apertamente al neo-colonialismo messo in atto da Gran Bretagna e Francia tramite i mandati.

Accanto e in concorrenza con i nazionalismi locali e con il panislamismo, il panarabismo fu, in un primo momento, un punto di riferimento importante per gli arabi cristiani che credevano di poter creare una piattaforma ideologica che poteva rendere possibile un loro incontro con i musulmani. Nacque tuttavia ben presto una forma di panarabismo islamico che auspicava la fondazione di un califfato arabo.  in quest'ultima tendenza si iscrisse il tentativo di Ḥusayn ibn ʽAlī, il sovrano dell'Higiaz (1924). Se negli anni tra le due guerre mondiali ci furono limitate prove di solidarietà interaraba, nel 1945 la nascita della Lega degli Stati Arabi apparve il trampolino di lancio di un nuovo panarabismo. Ma la gestione di vertice della Lega non condusse a risultati positivi. A cominciare dal 1955 Nasser Gamāl Abdel cercò di creare un movimento panarabo di massa allo scopo di scavalcare l'opposizione delle élites conservatrici. I frutti più importanti del panarabismo di marca egiziana si ebbero nel 1958 con la costituzione della Repubblica Araba Unita, nata dalla fusione tra Egitto e Siria. La secessione della Siria nel 1961 chiuse la fase delle realizzazioni più esaltanti del panarabismo: le susseguenti federazioni arabe (1963 e 1971), quando non rimasero sulla carta, furono iniziative del governo non accompagnate da una vera integrazione di base. Allontanatesi ormai nel futuro le speranze di un'unificazione araba, il panarabismo rimane un coacervo di aspirazioni dirette soprattutto a favorire una diffusa solidarietà interaraba.l Partito Baath (“resurrezione” o “rinascita” in Arabo) è figlio di un periodo storico ben preciso, nonché di un sentimento largamente diffuso in Medio Oriente collegato agli avvenimenti del primo conflitto mondiale. Ciò che Londra e Parigi ignorarono durante le negoziazioni che portarono poi alla firma del trattato di Sykes-Picot nel 1916, furono appunto le conseguenze di tale patto. Nacque così una forma di panarabismo islamico che auspicava la fondazione di un califfato arabo: in quest'ultima tendenza si iscrisse il tentativo di Ḥusayn ibn ʽAlī, il sovrano dell'Higiaz (1924). Se negli anni tra le due guerre mondiali ci furono limitate prove di solidarietà interaraba, nel 1945 la nascita della Lega degli Stati Arabi apparve il trampolino di lancio di un nuovo panarabismo. Ma la gestione di vertice della Lega non condusse a risultati positivi. A cominciare dal 1955 Nasser Gamāl Abdel cercò di creare un movimento panarabo di massa allo scopo di scavalcare l'opposizione delle élites conservatrici. I frutti più importanti del panarabismo di marca egiziana si ebbero nel 1958 con la costituzione della Repubblica Araba Unita, nata dalla fusione tra Egitto e Siria. La secessione della Siria nel 1961 chiuse la fase delle realizzazioni più esaltanti del panarabismo: le susseguenti federazioni arabe (1963 e 1971), quando non rimasero sulla carta, furono iniziative del governo non accompagnate da una vera integrazione di base. Allontanatesi ormai nel futuro le speranze di un'unificazione araba, il panarabismo rimane un coacervo di aspirazioni dirette soprattutto a favorire una diffusa solidarietà interaraba. Il Partito Baath o di “resurrezione” o “rinascita”, è figlio di un periodo storico ben preciso, oltre che di un sentimento largamente diffuso in Medio Oriente collegato agli avvenimenti del primo conflitto mondiale. Proprio per questi motivi, il primo dopoguerra, nel Levante Arabo in particolare, vide una crescita esponenziale del sentimento nazionalista tra i popoli dei “nuovi stati” di Siria, Palestina, Iraq e Libano, i quali si opponevano apertamente al neo-colonialismo messo in atto da Gran Bretagna e Francia tramite i mandati. Ed il Baath oggi rimane l’unico esempio di forza laica nell’esperienza politica Mediorientale. Nacque da un’idea di Michel ʿAflaq e e Salah al-Din Bitar rispettivamente di confessione cristiana e islamica, che si erano conosciuti a Parigi quando frequentavano le aule universitarie della Sorbona, sostenevano che, malgrado gli stati arabi fossero stati divisi dalle potenze europee, l’entità da loro identificata come “Nazione Araba” fosse eterna e necessitasse semplicemente di una resurrezione, “baath” appunto, per risorgere dalle ceneri (è stato un politico siriano. Fu il fondatore del partito Baʿth che rappresentò nel secondo dopoguerra una delle forme più diffuse e organizzate del nazionalismo arabo. Sul piano ideologico il Baathismo promuoveva, come anticipato, la creazione di un grande stato arabo, laico e socialista. Malgrado però il successo riscosso dal Baathismo in Siria durante gli anni quaranta, il partito nato nel 1947 non riuscì immediatamente ad attirare un considerevole numero di seguaci, soprattutto tra i ceti medio-bassi della società siriana.  La svolta avvenne nel 1953 quando il Partito Baath Siriano si unì al Partito Socialista Arabo di Akram al-Hawrani. Grazie ai numerosi contatti di al-Hawrani con gli ufficiali dell’esercito siriano, il nucleo di sostenitori del Baath si ampliò notevolmente e negli anni cinquanta il partito di Aflaq e Bitar divenne un protagonista della politica siriana. Quasi contemporaneamente alla crescita di popolarità del Partito Baath in Siria, il Medio Oriente stava assistendo all’ascesa al potere del carismatico presidente egiziano Gamal Abdel Nasser. Nasser, una volta divenuto leader indiscusso del paese arabo più ricco e popoloso, si fece promotore di valori che sembravano richiamare in parte quelli difesi dai baathisti in Siria, come ad esempio il pan-arabismo ed il socialismo arabo. Nonostante molti membri del Partito Baath avessero seri dubbi riguardo a Nasser, la possibilità di sfruttare la sua popolarità per diffondere i valori cardine del Baathismo rappresentava un’occasione unica. In  seguito a delle pressioni esercitate dal Partito Baath, il Parlamento Siriano decise di votare a favore dell’unione con l’Egitto nel 1958. Nacque così la Repubblica Araba Unita (RAU).

Nonostante le grandi speranze riposte in questo esperimento pan-arabo, i dubbi dei baathisti siriani nei confronti di Nasser si rivelarono presto fondati. I termini e le condizioni di questa unione tra Egitto e Siria furono dettati esclusivamente da Nasser, uomo politico ben più abile e scaltro di Aflaq e Bitar. La decisione del presidente egiziano di dissolvere tutti i partiti politici esistenti nei due paesi, decretò la fine del “primo” Partito Baath Siriano. In epoca diremmo contemporanea il Baath divenne ostaggio dei militari che avevano preso gli incarichi più importanti nel partito dando scacco alla democrazia e rendendo questo il partito del Presidente Assad. Il resto è storie dell’altro ieri con un paese, la Siria, in ginocchio come oggi l’Ucraina. Da un lato la Siria si è fatta rapire delle libertà fondamentali, ed il Baath ha perso tutto delle sue origini, trasformandosi in una realtà si  panarabista ma soprattutto militare che nulla ha più delle sue origini. Dall’altra l’Ucraina che soffre per questo forzato pan sovietismo retrò che poggia ormai solo più sulla pazzia di un leader che si è fatto zar in pectore. La soluzione? Non lasciamo che la guerra mortifichi le legittime aspirazioni ed  il sacrosanto diritto alla libertà di ogni singolo individuo, Non commettiamo l’errore della Siria. Questa volta non possiamo più permettercelo ne và della stabilità mondiale.