Il partigiano Johnny

di Alessandro Claudio Giordano 

Il partigiano Johnny è riconosciuto come il piú originale e antiretorico romanzo italiano sulla Resistenza. Johnny è il personaggio principale della storia, Fenoglio parla come fosse lui stesso e sembra che le cose viste dagli occhi di Johnny le abbia già vissute l’autore. Johnny è un giovane molto colto e deciso, vorrebbe diventare partigiano seppure sa che la sua vita avrebbe seguito un cambiamento radicale.

La scelta della lotta partigiana è per lui esistenziale e morale: è una lotta contro un nemico assoluto, l’unico scopo di vita. Per questo motivo, il romanzo rappresenta il ricordo delle grandi sofferenze che l’uomo ha subito e che è riuscito faticosamente a interrompere. Come già sottolineato il suo unico scopo è quello di essere un partigiano e di riportare la giustizia nella sua città. Johnny è determinato. Così a solitudine, la tristezza e le difficoltà non provocano reazioni nel suo orgoglio, infatti considera null’altro che la lotta antifascista. E’ un ragazzo sereno, ma ancor più molto determinato. Solamente in pochissimi casi si rivela dinamico, come quando lascia i garibaldini per andare con i blu badogliani. Sulle prime fatta la scelta partigiana tentenna. I suoi vecchi professori gli avevano indicato tra i partigiani coloro di militanza comunista. La scelta ricadrà paradossalmente su un gruppo piuttosto disorganizzato, ai margini del conflitto guidato da un commissario Nemega. Il romanzo scorre su fatti storici rilevanti come la presa di Alba da parte dei partigiani, avvenuta il 10 ottobre 1944, e la sua perdita ventitrè giorni dopo. I rastrellamenti nazifascisti costringeranno il protagonista a nascondersi, prima insieme a Pierre ed Ettore, due suoi compagni, poi, dopo il ferimento del primo e la cattura del secondo, in completa solitudine. 31 gennaio 1945 il comandante Nord responsabile degli azzurri convoca tutti i partigiani superstiti per annunciare la ripresa della lotta, e Johnny si accorge di non sopportare più le difficoltà e i compromessi della vita collettiva. Parteciperà al primo scontro con i nazifascisti, all’ingresso del paese di Valdivilla, con euforia per il ritorno all’azione, ma anche con senso di distanza rispetto ai vecchi compagni. osì, nonostante la chiamata della ritirata, Johnny prende il fucile e si lancia nella battaglia: “Due mesi dopo la guerra era finita”, ma della sua sorte non si sa nulla morto, sopravissuto o fuggito? In questo romanzo emerge il Fenoglio narratore e cultore del buon lessico che spesso concilia con espressioni translate dall’inglese. Una pagina che rivela l’autentica identità del personaggio riproponendo i punti essenziali dell’esperienza e del pensiero dell’autore.